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Buoni postali clonati, assolto 38enne di San Cataldo. Altre tre persone condannate
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Buoni postali clonati, assolto 38enne di San Cataldo. Altre tre persone condannate

La pena più severa è stata comminata al trentenne Salvatore La Mattina con 5 anni di reclusione

Redazione
13 Novembre 2019 12:11

Tre condanne e un’assoluzione per presunti imbrogli con buoni postali clonati. Esattamente come chiesto dalla procura. Così s’è chiuso il processo a un impiegato postale di Sommatino – il solo uscito indenne dal dibattimento - e altri tre imputati.L’unico assolto è il trentottenne, originario di San Cataldo, Giuseppe Gloria (difeso dall'avvocato Giuseppe Giardina) accusato di peculato – derubricato poi in truffa - e falsità ideologica. L’ipotesi di peculato, peraltro, è stata derubricata in truffa e con questa nuova riqualificazione sarebbero mancate le denunce. Per lui, ad ogni modo, secondo lo stesso pm Nadia Caruso, non si è raggiunta la prova che sia stato d’accordo con altri. Un passaggio rimarcato durante la requisitoria del maggio scorso.
Di contro, la pena più severa è stata comminata al trentenne Salvatore La Mattina  con 5 anni di reclusione, poi 3 anni e 6 mesi sono stati comminati al cinquantunenne di origini licatesi Luigi Cassaro e chiude il quadro delle affermazioni di responsabilità il quarantasettenne Francesco Liuzza con 2 anni e 516 euro di multa (difesi dagli avvocati Giacomo Vitello, Calogero Meli, Angela Porcello,Carmelo Casucci e Settimo Biondi) tirati in ballo a vario titolo, per falsità materiale e ricettazione.
Per loro sono arrivate assoluzioni parziali da altri capi d’imputazione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato – in questo caso per falso in scrittura privata - o perché il fatto non costituisce reato o per non avere commesso il fatto o, infine, non doversi procedere per difetto di querela.
I tre dovranno anche farsi carico delle spese processuali e, in più, Cassaro è stato dichiarato interdetto per cinque anni dai pubblici uffici, mentre La Mattina è stato interdetto  in perpetuo ed è stato dichiarato in stato d’interdizione legale per tutta la durata della pena. Così ha sentenziato il tribunale presieduto da Francesco Giovanni D’Arrigo (a latere i giudici santi Bologna-e Giulia Calafiore).
Secondo l’impianto accusatorio, riproducendo buoni postali reali e utilizzando documenti taroccati avrebbero incassato i quattrini. Operazioni che, secondo una prima tesi degli inquirenti nisseni, sarebbe state rese possibili da una talpa. Un dipendente postale di Sommatino ritenuto compiacente… che compiacente non era. Perché è stato assolto e la stessa procura ha chiesto, per lui, un verdetto di non colpevolezza.
È nell’arco di sei mesi che sono racchiusi gli episodi finiti al centro del dossier della procura. Più in dettaglio tra maggio ed ottobre del 2011. In quel periodo – per l’accusa - sarebbero stati  replicati buoni postali, atti di quietanza e vaglia postali che, di volta in volta, sarebbero stato intascati dagli accusati. Un giro da 230 mila euro che poi le Poste avrebbero restituito ai veri titolari. (Vincenzo Falci, Giornale di Sicilia)

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